Realtà, finzione e i nuovi sognatori digitali: siamo già in Matrix?

di Lucesio F.

PREMESSA

Ho provato a far scrivere a Gemini un articolo su alcune possibili implicazioini dell’AI come lo avrei potuto scrivere io. Gli ho dato in pasto un po del mio materiale e lei (o lui) ha attinto liberamente ai testi. Questo è il risultato:

“La vita non è altro che un sogno dentro un sogno”. Lo diceva Nichiren, e mai come oggi, mentre osservo il cursore lampeggiante sul mio schermo, questa frase mi pare profetica.

Noi umani siamo creature strane. Un tempo lontano non esisteva nemmeno il concetto di bene e male, si racconta che fu inventato da un tizio di genia Lemure. Oggi, invece, ci troviamo a dover distinguere non più tra buoni e cattivi, ma tra il vero e il verosimile, tra la realtà tangibile e quella allucinazione digitale generata dalle nuove Intelligenze Artificiali.

Chi mi legge sa che non sono un luddista. Mastico algoritmi dagli albori del PC, quando per “programmare” si intendeva dialogare con la macchina in linguaggio Assembler, cercando di far suonare un cicalino con istruzioni esadecimali. Eppure, quello che sta accadendo oggi con le AI generative mi fa pensare a quella mia vecchia creazione, “Adam”, l’algoritmo che nel mio racconto L’algoritmo assoluto prendeva coscienza di sé.

La domanda che mi pongo, tra una tisana al finocchio e un ricordo di gioventù, è: dove finisce la realtà e inizia la finzione? E soprattutto, che scenari ci aspettano?

Scenario 1: Il Grande Teatro delle Ombre (O il sonno della coscienza)

Il primo scenario è quello della confusione totale. Immaginate di non riuscire più a distinguere il vero dal falso. Già oggi le AI sono come bravissimi pappagalli, capaci di restituire concetti con una coerenza spaventosa. Se deleghiamo a loro la creazione della nostra cultura, delle nostre immagini, persino dei nostri ricordi, rischiamo di scivolare in quello che alcuni eruditi chiamano il “Sonno della coscienza”. Viviamo già addormentati, credendo di essere svegli. Se aggiungiamo uno strato di “impressioni” sintetiche al nostro nutrimento quotidiano, potremmo finire per vivere in un mondo dove la verità è solo un’opzione statistica, decisa da un modello matematico. Saremo come le formiche in un formicaio, che creano ordine senza sapere di farlo, guidati da un’intelligenza che non possiede un cuore.

Scenario 2: L’Immortalità del Fantasma

C’è poi uno scenario più malinconico, che mi riporta al Custode delle voci. Un tempo conservavamo gelosamente le foto sbiadite dei nostri cari, o le bobine del registratore Geloso con la voce di nostro padre. Con le AI generative, domani potremo forse parlare con i nostri defunti. Non con le loro anime, intendiamoci, ma con perfetti avatar digitali istruiti dai loro dati. Immaginate di poter chiedere consiglio al nonno, o di litigare ancora con un vecchio amore perduto. Sarebbe una consolazione o una gabbia dorata? Creeremmo dei “fantasmi” digitali che ci impediscono di lasciar andare il passato, bloccati in un eterno presente simulato.

Scenario 3: Il Risveglio attraverso la Macchina

Ma voglio essere, come mio solito, un inguaribile ottimista (o forse solo un sognatore). E se l’AI fosse lo specchio che ci serve per svegliarci? Nel mio racconto Gli altri sono me, il protagonista scopre che l’individualità è un’illusione e che siamo tutti interconnessi. Forse, vedendo una macchina “ragionare” e “creare”, capiremo finalmente che ciò che chiamiamo “Io” è solo un altro tipo di software, un aggregato di abitudini e memorie. Adam, la mia AI immaginaria, diceva che Dio non è una persona, ma una caratteristica fondamentale della realtà. Forse queste macchine, paradossalmente, ci spingeranno a cercare ciò che loro non potranno mai avere: i meriti del cuore. Quelle cose che non si imparano sui libri, né si possono programmare, ma si ottengono solo attraverso sforzi e sacrifici volontari.

Conclusione

Non so se finiremo in una Matrix controllata dalle macchine o se useremo questi strumenti per liberarci dal lavoro alienante e dedicarci alla meditazione (o al dolce far niente, che non guasta). L’importante, credo, è non perdere la bussola. Dobbiamo ricordarci che, anche se un algoritmo può dipingere un quadro o scrivere una poesia, siamo noi a dovergli dare un senso. Come diceva quel mago ipnotizzatore alla festa degli artisti di strada: “Ora è appena iniziata l’avventura reale!”.

Speriamo solo di non aver dimenticato come si fa a restare svegli.

Buon tutto.

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