Il Paradosso del Diamante nell’Era della Saturazione

​Siamo arrivati al capolinea?

È una domanda che aleggia nelle redazioni, nei laboratori di sviluppo e, più subdolamente, nelle aule dei conservatori musicali. C’è un odore stantio nell’aria, l’odore di un archivio rimasto chiuso troppo a lungo.

Se guardate attentamente il panorama della creazione umana oggi, vedrete qualcosa di terrificante: la saturazione.

​La mole esperienziale umana ha raggiunto la massa critica. Nei manufatti, nella tecnologia e perfino nell’arte, ci stiamo scontrando contro un muro invisibile. Prendete la musica. Le combinazioni di note piacevoli all’orecchio umano sono finite? Forse no, ma la sensazione di déjà vu è costante. Ogni nuova hit sembra l’eco distorta di qualcosa che abbiamo già amato vent’anni fa.

E il software? Ah, il software.

Provate a pensare a un programma per computer. Immaginate un’app per il vostro smartphone che risolva un problema specifico. Fatto?

Bene, ora aprite lo store. Esiste già.

Non solo esiste: ne esistono dodici versioni, cinque gratuite, tre a pagamento e quattro abbandonate dagli sviluppatori. Tutto quello che si poteva fare, è stato fatto. Siamo sommersi da innumerevoli versioni dello stesso concetto, variazioni infinitesimali su un tema ormai esausto.

​Siamo intrappolati in un loop infinito di replicazione. O almeno, così sembrava fino a ieri mattina.

​La Morte della “Gavetta”

​Qui la suspense si fa sottile, psicologica. C’è un crimine in corso, ma non ci sono cadaveri, solo carriere distrutte.

La vittima? L’esperto.

Immaginate l’uomo che ha dedicato la vita allo studio dei linguaggi di programmazione. Ha passato notti insonni su manuali di C++, ha debuggato codice Assembly, ha imparato l’arte oscura dell’ottimizzazione della memoria. Ha investito trent’anni per scalare la montagna della competenza tecnica.

E oggi?

Oggi si sveglia e scopre che la montagna è stata spianata.

​La constatazione è frustrante, amara come il fiele: poteva anche evitare.

È un pensiero che ti sveglia di notte. La democratizzazione della creazione, spinta dai nuovi motori di intelligenza artificiale, ha reso la complessità accessibile. Quello che ieri richiedeva un team di ingegneri e sei mesi di sviluppo, oggi è alla portata di un prompt ben scritto e pochi secondi di elaborazione.

Mai come adesso è diventato facile, e soprattutto veloce, creare qualcosa di mostruosamente complesso.

​È la fine dell’insegnamento? Mi chiedo, con un brivido lungo la schiena, cosa stia passando per la testa degli insegnanti di informatica in questo preciso istante.

Continuano a scrivere sintassi sulla lavagna? Continuano a spiegare i cicli for e le variabili booleane con la solennità di chi insegna il latino?

Di fronte a loro, nelle ultime file, c’è un “nerd brufoloso” — l’archetipo del nuovo creatore — che non ascolta. Sta armeggiando sul portatile. E mentre il professore spiega come costruire le fondamenta di una capanna, lo studente ha appena generato il progetto esecutivo di un grattacielo. Capace di fare faville senza aver mai impastato la calce.

È un ribaltamento gerarchico brutale. La competenza tecnica non è più il guardiano del cancello. Il cancello è stato scardinato.

​L’Analogia del Mendicante

​E qui arriviamo al punto. Dove voglio andare a parare in questo scenario apocalittico per i puristi della tecnica?

Dobbiamo tornare indietro. Indietro nel tempo, a una vecchia storia, una parabola che oggi assume i contorni di una profezia inquietante.

La storia del Gioiello Nascosto.

​Rivediamola con gli occhi di oggi. C’è un uomo povero, un mendicante che si trascina nella polvere. Ha un amico ricco, immensamente ricco. L’amico, vedendo la sua miseria e dovendo partire, decide di non fargli un’elemosina che finirebbe in un giorno. Decide di cambiargli il destino.

Mentre il povero dorme — notate l’incoscienza, il sonno della ragione — il ricco scuce l’orlo della sua veste logora e vi nasconde all’interno un diamante di valore inestimabile. Poi se ne va.

​Il povero si sveglia. Non sa nulla.

Continua a mendicare.

Passano gli anni. La veste diventa sempre più lurida, la fame sempre più mordente. L’uomo vive di stenti, umiliandosi per un tozzo di pane, ignorando che a pochi millimetri dalla sua pelle, nascosto nella stoffa che lo copre, c’è un tesoro capace di comprare l’intera città.

Quando l’amico ricco ritorna e lo vede ancora in quello stato, lo scuote violentemente: “Pazzo! Perché vivi così? Ti ho lasciato la ricchezza addosso, te l’ho cucita addosso! Bastava cercarla!”

​Il Nuovo Paradigma: La Ricchezza è l’Accesso

​Ecco il colpo di scena. Questa non è più una storia spirituale. È la cronaca esatta, spietata, di quello che sta succedendo nel 2025.

  • Il Rich Friend è il progresso tecnologico (l’AI, la potenza di calcolo, la rete). Ci ha cucito addosso strumenti di una potenza inaudita.
  • Il Diamante non è solo il talento innato. Il Diamante oggi è la potenzialità di realizzazione. È la capacità di prendere un’idea astratta e renderla un prodotto finito in minuti, non anni.
  • Il Povero siamo noi. O meglio, è chiunque continui a dire “non lo so fare”, “non ho studiato”, “è troppo difficile”.

​Siamo mendicanti seduti su un server d’oro.

La saturazione di cui parlavamo all’inizio? Quella sensazione che “tutto è già stato fatto”? È un’illusione ottica creata dalla nostra cecità.

La verità è che la barriera all’ingresso è crollata. La tecnica non è più il limite. L’unico limite rimasto, l’unica vera catena che tiene il povero nella polvere, è l’ignoranza sul proprio valore.

​Non è l’ignoranza accademica. Non è il non sapere come si scrive in Python o come si compone una sinfonia. È l’ignoranza della possibilità.

La frustrazione di chi ha studiato una vita è comprensibile, ma è mal riposta. Loro guardano il diamante e dicono: “Non è giusto, io ho scavato la miniera a mani nude, lui l’ha trovato già tagliato”.

Ma il risultato non cambia. Il gioiello è lì.

​La vera domanda, quella che dovrebbe tenervi svegli stanotte più della paura dell’automazione, è: cosa farete adesso che non avete più scuse?

Adesso che la tecnica non è più un alibi?

Adesso che potete creare l’impossibile, qual è la vostra scusa per non farlo?

​Il “nuovo paradigma” non riguarda la morte della creatività per saturazione. Riguarda la nascita di una creatività pura, svincolata dalla fatica meccanica.

Ciascuno di noi deve rendersi conto, una volta per tutte, che le potenzialità personali sono limitate soltanto dalla nostra incapacità di tastare l’orlo della nostra veste.

Il diamante è lì.

Dovete solo avere il coraggio di scucire la vecchia stoffa delle vostre convinzioni.

Lucesio

​.

Vibe Coding: Il nuovo incantesimo o l’ennesimo sonno della ragione?

Cari amici e care amiche, buonasera (o buongiorno, a seconda di quando il vostro algoritmo personale deciderà di sottoporvi queste righe).

Oggi vorrei parlarvi di una novità che sta facendo impazzire la Silicon Valley e che, come un’onda anomala, sta arrivando anche sui nostri lidi digitali. Si chiama Vibe Coding. Suona bene, vero? Ha quel retrogusto “new age” che piace tanto oggi, un po’ come quando si ordina un estratto di zenzero e curcuma sperando che cancelli trent’anni di insaccati e sigarette.

Ma facciamo un passo indietro. Chi mi conosce o ha letto le mie vecchie disquisizioni (o i deliri del mio alter ego Alon Leggs), sa che io nasco in un’epoca geologica fa. Un tempo in cui il computer era una cipolla. Sì, avete capito bene, una cipolla fatta di strati: al centro l’hardware nudo e crudo, poi il firmware, il sistema operativo e via via fino ai programmi. Per far fare “beep” a una macchina dovevi conoscere l’assembler, dovevi parlare la lingua degli zeri e degli uni, dovevi sudare sette camicie. Era un’arte, un po’ come l’alchimia .

Oggi invece? Oggi ci dicono che basta il “vibe”. Il Vibe Coding, per chi non fosse aggiornato sugli ultimi neologismi dei nostri amici d’oltreoceano (che sfornano termini con la stessa facilità con cui noi sforniamo pizze), è sostanzialmente questo: tu non scrivi più il codice. Tu non ti preoccupi più della sintassi, delle parentesi graffe o dei punti e virgola dimenticati che una volta ti bloccavano il programma per giorni. No. Tu “chiacchieri” con l’Intelligenza Artificiale. Le spieghi, in linguaggio naturale, qual è l’atmosfera, l’intenzione, il “vibe” appunto, di ciò che vuoi creare. E lei, come un genio della lampada un po’ saccente ma efficientissimo, scrive tutto per te.

Dicono sia la democratizzazione della programmazione. Dicono che sia la fine della barriera tecnica. Andrej Karpathy, uno che ne sa più del diavolo (o forse è un diavolo anche lui, chi può dirlo?), dice che bisogna “dimenticarsi che il codice esiste”.

Tutto bellissimo. O forse no? Permettetemi di fare la parte del vecchio saggio barboso, o del “custode delle voci” che vede pericoli dove gli altri vedono solo luci scintillanti.

Il problema fondamentale, vedete, è sempre lo stesso: il Sonno della Coscienza. Siamo già esseri addormentati, macchine biologiche che credono di scegliere ma reagiscono solo agli stimoli esterni. Ora, con il Vibe Coding, rischiamo di delegare anche l’ultimo barlume di sforzo creativo a una macchina esterna.

Se io dico all’IA: “Fammi un’app che gestisce le mie spese con uno stile minimalista e rilassante”, e lei lo fa… chi è l’autore? Chi ha messo l’energia? Io ho messo il desiderio (o la pigrizia), lei ha messo l’esecuzione. È un po’ come quei “pappagalli” di cui parlavo a proposito delle reti neurali: bravissimi a ripetere e assemblare, ma privi di vera comprensione. Se non sappiamo come funziona la scatola nera, se non conosciamo la “cipolla” che c’è sotto, siamo in balia del mezzo. Diventiamo stregoni apprendisti che evocano demoni senza conoscere il cerchio di protezione.

Tuttavia… (e qui arriva il “ma” che non ti aspetti). C’è un lato di questa faccenda che risuona stranamente con le mie vecchie teorie sull’Algoritmo Assoluto. Se ci pensate, programmare “per intenzioni” è quanto di più vicino alla magia vera si possa immaginare. I grandi maestri, gli iniziati, non hanno bisogno di strumenti fisici: usano la volontà, l’intento focalizzato. Se il Vibe Coding ci liberasse dalla meccanicità del codice per permetterci di concentrarci sulla pura creazione, sull’idea platonica del programma, allora potremmo essere di fronte a un salto evolutivo.

Potremmo diventare dei “Programmatori Zen”, che creano mondi dal nulla con la sola forza del pensiero (e un buon prompt). Ma attenzione: per farlo serve essere svegli. Serve il Ricordo di Sé. Altrimenti, saremo solo un altro strato di automatismo sopra un automatismo di silicio.

Quindi, ben venga il Vibe Coding, ma usatelo con cautela. Non fatevi cullare troppo dalle onde del “flow”. Ricordatevi che sotto il cofano, sotto le vibrazioni e le interfacce luccicanti, c’è sempre un motore che gira. E se non sapete come spegnerlo o come ripararlo, prima o poi vi porterà dove vuole lui, non dove volete voi.

Come diceva quel tale? “Meglio un giorno da Leo che cento anni da Virgo”. Meglio un giorno da creatori consapevoli, anche sbagliando il codice, che cento anni da utenti passivi e soddisfatti.

Buona vita e buon codice (o buone vibrazioni) a tutti.

Lucesio

Giocando con Chat GPT

Anni fa ho scritto il seguente testo utilizzando quasi esclusivamente i titoli delle canzoni di Lucio Battisti.

“Caro Angelo,
Il nostro Amarsi un po’ ci da emozioni. Questo amore Non é Francesca , rilassati e ascolta: Allontanando la compagnia al cinema con le luci ..ah Mi ritorna in mente lo scenario: “prendilo così” è a portata di mano, perché no, 10 ragazze ti posson bastare? Don Giovanni! Anima latina! Se la mia pelle vuoi per altri motivi, prendi fra le mani la testa e respirando scrivi il suo nome: Luisa rossi.
Insieme a te sto bene.. ma io vorrei , non vorrei ma se vuoi almeno l’inizio.. io vivrò senza te, io gli ho detto no, e Già hai una donna per amico.

Tu sei prigioniero del mondo nel cuore e nell’anima sei l’interprete di un film, un mistero. Non sei più solo, era.. mi ritorna in mente, il 29 settembre ai giardini di marzo nel campo dei fiori, soli seduti sotto un platano, il nastro rosa nel sole e nel vento, dio mio, no! era una vita viva.
No dottore, nessun dolore, non é il tempo di morire, é una giornata uggiosa, una questione di cellule, di pensieri e parole di confusione anche per te, comunque bella.
L’orgoglio e dignita? neanche per una lira !
Almeno all’inizio, dalle prime battute dovrei aver paura di innamorami troppo. E le allettanti promesse? Il monolocale dove arriva quel cespuglio? Ho un anno di più, non sarà un’avventura.
Ora io me ne andrei, son le 7.40 devo viaggiare, si. Arrivederci a questa sera,
Anna”

Ho provato a far scrivere una cosa del genere all’intelligenza artificiale, qui vediamo cosa è venuto fuori.

Non so se la nuova versione sia meglio ma la precedente direi che mi ha un po deluso. Pensavo che fosse più precisa.
Ecco qui cosa ho cercato di tirarle fuori:

Ciao! Come posso aiutarti oggi?

Elencami tutti i titoli delle canzoni di Battisti

Certamente, ecco per te l’elenco completo dei titoli delle canzoni di Lucio Battisti:

Acqua azzurra, acqua chiara
Amarsi un po’
Ancora tu
Anche per te
Arrivederci a quest’ora
Ave Maria no morro
Buona fortuna
Canzone del sole
Che vita ha fatto
Comunque bella
Con il nastro rosa
Cosa succederà alla ragazza
Dio mio no
Don Giovanni
E penso a te
Emozioni
Fatti un pianto
Fiori rosa, fiori di pesco
Gli uomini celesti
Il mio canto libero
Il tempo di morire
Il vento
Innocenti evasioni
Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi
La canzone del sole
La collina dei ciliegi
La luce dell’est
La sposa occidentale
La canzone della terra
La mia canzone per Maria
La canzone dei vecchi amanti
La batteria, il contrabbasso, eccetera
La canzone della verità
Le tre verità
L’aquila
L’apparenza
L’avventura
Nessun dolore
Non è Francesca
Non mi dire chi sei
Non è vero mai
Oggi sposi
Onestà
Pensieri e parole
Perché no
Prendila così
Prigioniero del mondo
Respirando
Sereno è
Si, viaggiare
Solo tu
Tutto l’amore che ti manca
Una donna per amico
Una giornata uggiosa
Un’avventura
Umanamente uomo: il sogno
Spero che questa lista ti sia utile!

Ora utilizzando solo queste parole componi un breve testo, ogni parola deve essere usata una sola volta

Certo, ecco un breve testo utilizzando ogni parola dell’elenco una sola volta:

“Il vento si alza sulla collina dei ciliegi. Gli uomini celesti cantano una canzone del sole. L’avventura li attende sulla strada, ma loro hanno l’onestà nel cuore. Con il nastro rosa adornano i loro abiti e si apprestano a partire. Prendila così, la vita, con ogni emozione e ogni pensiero. Non mi dire chi sei, lascia che sia la musica a parlare. Ancora tu, Lucio, ci emozioni e ci fai sognare con la tua arte.”

Ora componi una lettera ad un amico di nome Angelo

Caro Angelo,

È passato tanto tempo da quando ci siamo visti per l’ultima volta, ma la nostalgia continua a riempire il mio cuore. Ogni volta che ascolto la tua voce al telefono, mi sembra di sentire la melodia di Fiori rosa, fiori di pesco, che risuona nell’aria.

Come potrei dimenticare gli anni passati insieme, quelli delle Innocenti evasioni e dei nostri Amori miei, che sembravano durare per sempre? Anche se la vita ci ha portato lontani l’uno dall’altro, il ricordo delle nostre avventure sulla Collina dei ciliegi continua a vivere in me.

Nonostante il tempo trascorso, il mio sentimento per te non è mai sbiadito, come dimostra il mio Don Giovanni del passato che ancora risuona forte nella mia testa. Vorrei poter tornare indietro nel tempo e rivivere ancora una volta i nostri momenti migliori, quando ci sentivamo invincibili come Gli uomini celesti.

Ma come dice la Sposa occidentale, la vita è fatta anche di nuove esperienze e nuovi amori. Forse non vediamo le stesse cose e le nostre strade si sono divise, ma ci unisce ancora la Canzone dei vecchi amanti, quella che ha fatto da colonna sonora ai nostri momenti più belli.

Non voglio che questa lettera sembri un Addio, perché so che la nostra amicizia è più forte di ogni altra cosa. Come cantava Lucio, l’amicizia è una forza che ci guida, anche nei momenti difficili. Ricorda sempre che se hai bisogno di me, basta una chiamata e sarò qui, pronto a darti il mio Aiuto.

Con la speranza di rivederti presto, ti mando un abbraccio forte come un Tu non mi basti mai.

Con affetto,

[il tuo nome]

Sai dirmi gli accordi della canzone del sole?

Certamente, gli accordi della canzone del sole di Lucio Battisti sono i seguenti:

Intro: D

Strofa:
D Dmaj7
Guarda, è un giorno chiaro
D7 G A
E noi siamo qui
D Dmaj7
Mamma, tu non dici niente
D7 G A
E allora sì che c’è

D Dmaj7
Un uomo di sabbia
D7 G A
Che va e viene sui binari
D Dmaj7
E che ti guarda fisso
D7 G A
Per poi scomparire

Ritornello:
G A
La canzone del sole
D G
Là, dove sei nato tu
G A
La canzone del sole
D G
In fondo al mio paese c’è

Strofa:
D Dmaj7
Guarda, è un giorno chiaro
D7 G A
E noi siamo qui
D Dmaj7
Mamma, tu non dici niente
D7 G A
E allora sì che c’è

D Dmaj7
Un uomo di sabbia
D7 G A
Che va e viene sui binari
D Dmaj7
E che ti guarda fisso
D7 G A
Per poi scomparire

Ritornello:
G A
La canzone del sole
D G
Là, dove sei nato tu
G A
La canzone del sole
D G
In fondo al mio paese c’è

Outro: D

Ma non è la canone del sole!

Mi scuso per l’errore nella mia precedente risposta. Gli accordi corretti per “La canzone del sole” di Lucio Battisti sono i seguenti:

Intro: D

Strofa:
D Dmaj7
Guarda, è un giorno chiaro
D
…..

Conclusioni:

A parte che si è inventata una canzone del sole che mi sembra un collage di frasi prese da altri pezzi, comunque la lettera potrebbe essere forse presa da spunto per farne una migliore. E poi nell’elenco incompleto di canzoni mi sembra ci sia qualche intruso.
Insomma, occorre essere molto cauti secondo me ad usare certe cose. Bisogna considerare bene cosa si vuole ottenere. Indubbiamente può essere un valido aiuto per scrivere articoli e probabilmente anche per la programmazione o lo sviluppo di siti web e cose del genere , tuttavia vedo un grosso problema all’orizzonte che è insito nella tendenza che abbiamo a fidarsi eccessivamente della tecnologia.

Rabbrividisco al pensiero per esempio di affidare a una tale macchina la salute delle persone , questioni economiche, l’amministrazione della giustizia o chissà cosa altro ci aspetta. Vorrei tanto sbagliarmi ma temo che ci attendino tempi molto duri.

Before we work on artificial intelligence why don’t we do something about natural stupidity?