L’Intenzione Esterna del Software


Mi è capitata tra le mani una riflessione che mi ha lasciato a bocca aperta. Stavo guardando un reel di un noto esperto giapponese di Intelligenza Artificiale — uno di quelli che vede il futuro prima degli altri — e parlava dei rischi e delle potenzialità di un particolare tipo di agente IA.
Non parliamo delle solite chat a cui chiedi “scrivimi una mail”. Qui parliamo di agenti che funzionano per obiettivi (goal-oriented).
La differenza che cambia tutto
Fino a ieri, la mia idea di automazione era semplice: io do le istruzioni, la macchina le esegue. Un workflow lineare: “Cerca questo, riassumi quello, invia a tizio”. È il classico approccio procedurale. Noi controlliamo il percorso, passo dopo passo.
Ma gli agenti di nuova generazione invertono il paradigma. Tu non gli dici cosa fare, gli dici cosa ottenere. Gli dai il risultato finale — il “Cosa” — e lasci che sia l’agente a decidere autonomamente il “Come”. L’agente esplora, prova, sbaglia, corregge la rotta e alla fine ti consegna il pacchetto pronto.

Mentre ascoltavo questa cosa, mi è scattato un cortocircuito mentale con il Transurfing. Chi ha letto i libri di Zeland sa che uno dei pilastri fondamentali è il distacco dai mezzi.
Zeland spiega chiaramente che l’errore più comune che facciamo è cercare di pianificare ogni singolo passo verso un obiettivo. Questo attiva l’intenzione interna (lo sforzo, la lotta), che spesso crea “potenziali superflui” e resistenze. Il segreto del Transurfing è invece la diapositiva del fine: visualizzare il risultato come già realizzato, proiettarsi nel futuro e lasciare che sia l’Intenzione Esterna a tracciare la rotta nello Spazio delle Varianti.
Incredibile, no? Un agente IA fa esattamente questo:

  • Riceve la Diapositiva: Tu gli dai l’obiettivo finale (il risultato già compiuto).
  • Ignora il Percorso Predefinito: Non segue un binario rigido, ma naviga nell’incertezza.
  • Attiva l’Intenzione Esterna (Digitale): Si muove in modo non lineare per far collassare la variante corretta nella realtà (il tuo file finito, la tua ricerca completata).
  • Attiva l’Intenzione Esterna (Digitale): Si muove in modo non lineare per far collassare la variante corretta nella realtà (il tuo file finito, la tua ricerca completata).

  • Perché questo ci deve far riflettere?
    Il modo in cui stiamo programmando le macchine sta diventando speculare al modo in cui dovremmo programmare la nostra realtà secondo le leggi metafisiche.
    Se l’essere umano fatica a “mollare la presa” e a smettere di voler controllare il percorso, la macchina lo fa per natura. Un agente IA non si preoccupa del “come” farà a trovare quell’informazione; sa che l’obiettivo esiste e inizia a muoversi finché non lo raggiunge.
    Forse, studiare il funzionamento di questi agenti autonomi può aiutarci a capire meglio come funziona la nostra mente quando deve manifestare un obiettivo. Se riusciamo a dare un comando alla tecnologia e a fidarci del processo, perché non riusciamo a fare lo stesso con il campo di infinite possibilità di cui parla il Transurfing?
    In conclusione: stiamo costruendo strumenti che non sono solo utili, ma che sono dei veri e propri modelli meccanici di leggi universali. Forse il futuro non è imparare a dare ordini migliori, ma imparare a definire meglio la nostra “diapositiva” e lasciare che il sistema (che sia un software o l’universo) trovi la strada più breve per noi.

L’AI è il telecomando dello Spazio delle Varianti?

​Stavo riflettendo sul Transurfing e mi è venuto un parallelismo strano con l’intelligenza artificiale. Se ci pensate, il concetto cardine di Zeland è che esiste uno “Spazio delle Varianti” che contiene tutto ciò che è stato, è e potrebbe essere. Noi non dobbiamo “creare” la realtà con la forza, ma solo sceglierla.

​Ecco, l’AI sta diventando la manifestazione tecnica di questo concetto.

  • La fine della fatica: Nel Transurfing, se “vuoi” troppo una cosa, crei un potenziale superfluo e i pendoli ti mazzuolano. L’AI toglie lo sforzo. Riduce l’attrito tra l’idea e la sua realizzazione.
  • La questione della fortuna: Quella che chiamiamo “fortuna” spesso è solo trovarsi sulla linea della vita giusta. Prima serviva un’intuizione pazzesca o anni di tentativi; oggi, con l’AI, puoi testare mille scenari in un pomeriggio. Stai letteralmente navigando tra le varianti finché non trovi quella che “risuona”.
  • Intenzione Esterna: L’AI non lavora con la tua forza di volontà (intenzione interna), ma risponde a un comando che modella la realtà circostante quasi istantaneamente. È come se il prompt fosse il modo moderno di ordinare una variante specifica al “catalogo” dell’universo.

​In breve: forse l’AI non sta creando nulla di nuovo, ci sta solo rendendo più facile sintonizzarci sulle frequenze di realtà che prima erano troppo faticose da raggiungere. Non è fortuna, è scorrimento.

Nel mio mondo onirico

esperimenti con AI generativa

l’immagine che vedete è stata ottenuta con il seguente metodo:

Ho caricato in NotebookLM un mio file dove (purtroppo raramente) registro i sogni che ricordo. Gli ho quindi chiesto di farmi il profilo psicologico in base alla sua interpretazione scoprendo cose curiose che già sapevo di me .

Poi gli ho chiesto di raggruppare tutta la simbologia e gli oggetti in un prompt per generare l’immagine .

Infine ho chiesto di crearmi una serie di prompt per generare video delle 10 parti più significative . Questo è il video che è venuto fuori:

Ora immaginiamo una app , collegata in qualche modo al vostro cervello che al mattino vi metta a disposizione il film dei vostri sogni. Fantascenza?