Recensione Spettacolo

“Che cos’è l’amor?”

Un viaggio tra ironia, poesia e ricerca spirituale di Marcello Gambetti

di Lux Favatici, per «La Repubblica delle Idee» – 14 gennaio 2026
Marcello Gambetti - Celloshow

Nel panorama contemporaneo dello spettacolo musicale italiano, sempre più dominato da format televisivi e performance digitali, si staglia con rara autenticità “Che cos’è l’amor?”, lo spettacolo di Marcello Gambetti, in arte Celloshow. Non si tratta semplicemente di un concerto, né di una conferenza-spettacolo nel senso convenzionale del termine. È piuttosto un percorso esistenziale, costruito con maestria tra citazioni musicali, riflessioni filosofiche, aneddoti personali e brani originali, che sfida il pubblico a guardare oltre la superficie dei sentimenti.

Il titolo stesso, volutamente scritto in forma dialettale (“Che cosse l’amor?”), evoca subito un clima di intimità, quasi domestica, ma è solo l’ingresso a un labirinto ben più complesso. Gambetti parte dalla canzone popolare — da Sanremo agli anni ’70, da Dean Martin a Tenco, da De André a Cat Stevens — per smontare, tassello dopo tassello, il mito romantico dell’amore come fusione perfetta, per sostituirlo con una visione più lucida, dolorosa eppure liberatoria: l’amore non è passione, non è dipendenza, non è neppure fedeltà assoluta. L’amore, secondo Gambetti, è risveglio: un processo di consapevolezza che coinvolge non solo il rapporto con l’altro, ma soprattutto con se stessi.

“La luna sembra una sfera… che dovrebbe sembrare, un cubo?”

Lo spettacolo si muove con elegante disinvoltura tra toni diversi. C’è l’ironia tagliente quando smonta i cliché delle canzoni d’amore e c’è la profondità poetica nelle letture tratte da Samael Aun Weor o nella leggenda mapuche della donna che risveglia l’uomo addormentato. Gambetti non teme di affrontare temi scomodi: il tradimento, la noia di coppia, la sessualità come potenziale veicolo di elevazione o di caduta.

Particolarmente toccante è il tributo a Luigi Tenco, non solo come artista ma come figura tragica di un’epoca in cui l’arte poteva ancora essere atto di protesta. Ma è soprattutto nell’ultima parte dello spettacolo che emerge la cifra più originale di Gambetti: la sua capacità di fondere mistica orientale, psicologia profonda e critica sociale. Il riferimento a Gurdjieff, filtrato attraverso Battiato, e la reinterpretazione della relazione di coppia come “tempio interiore” sono momenti di rara intensità.

“Che cos’è l’amor?” non offre risposte facili. Anzi, ci lascia con più domande di quante ne ponga all’inizio. Ma è proprio questa la sua forza: non cerca di intrattenere, ma di svegliare. In un’epoca di relazioni liquide, Gambetti ci ricorda che l’amore — quello vero — richiede coraggio, lavoro su di sé, e una buona dose di umiltà.

★★★★☆
Voto: 4,5/5

Consigliato a chi crede che l’amore sia qualcosa di più di un like.